Via Francigena Madonie

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DENTRO UNA GRANDE STORIA… A PASSO LENTO

[vc_custom_heading text=”Nella vita ci sono momenti nei quali forte si avverte il bisogno di riprendere il cammino, di mettersi nuovamente in cammino, di riconnetere il passo con la mente, il pensiero con l’azione; di ritrovare il giusto equilibrio, di conquistare un punto di osservazione sul circostante quanto più realistico possibile, di ridare linfa vitale ai sogni, di dare respiro al proprio essere. – G.Librizzi” font_container=”tag:h5|font_size:35|text_align:right|serif|text-shadow: 3px 3px 3px #aaa” google_fonts=”font_family:Tangerine%3A300%2Cregular%2C700|font_style:400%20regular%3A400%3Aitalic”][vc_column_text]

Il tratto dei 113 km della Via francigena per le Montagne che attraversa la Madonie è caratterizzato dalla vastità del patrimonio storico, culturale e paesaggistico. Già nel 1115 Ruggero II, per andare da Messina a Palermo, si era servito della via per le montagne, così come Enrico VI, nel 1194, sbarcato a Messina puntò su Palermo seguendo la strada per le montagne documentata anche da Idrisi nel 1154 e percorsa ancora il 12 luglio 1718 da un distaccamento di cavalleria spagnola che partì da Palermo seguendo l’attuale tratto della Fracigena delle Madonie. In essa troviamo importanti segni storico-culturali tra cui l’hospitalia di S. Nicola a Polizzi Generosa fondata nel 1167 da Pietro di Tolosa e gestito dal’Ordine degli Ospedalieri e quello di Nicosia.

Già dal Medioevo la Magna via Francigena e la Francigena per le montagne trovano il loro punto di incontro nel territorio di Caltavuturo.
Lungo la tratta principale si possono incrociare il Cammino Jacopeo (130 km), il Cammino del Beato Guglielmo Gnoffi (92 km) e il Cammino dei Santuari madoniti (75 km), oltre che i tre itinerari artistici di Frate Umile, dello Zoppo di Gangi e dei Gagini che da oltre mille anni convivono in un profondo rapporto tra culto e cultura, per il benessere interiore ed il bisogno di spiritualità e di ricerca interiore verso il quale andare incontro a passo lento.

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SCOPO DEL PROGETTO

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Coerentemente con gli obiettivi del bando che lo ha finanziato, il progetto mira alla creazione di un sistema integrato connesso in rete a livello regionale e che contestualmente instauri un legame, sul territorio delle Madonie, fra gli itinerari turistico-religiosi locali in grado di valorizzare la ricchezza artistica, storica, culturale e paesaggistica del territorio .

In particolare, l’idea di progetto ruota intorno alla costituzione di una vera e propria “colonna vertebrale” che tocchi trasversalmente i territori locali interessati seguendo le tracce delle antiche “vie Francigene” ancora esistenti; con un sistema a pettine, si andranno ad agganciare poi, al tratto portante, tutti gli altri itinerari legati ai vari santi, santuari o culti locali. Tale sistema così concepito, in linea con le finalità che si intendono perseguire con l’istituzione del bando, mira a conseguire il raggiungimento dell’obiettivo della valorizzazione delle risorse materiali ed immateriali che costituiscono il patrimonio e le eccellenze culturali e religiose dei territori attraversati dai cammini previsti all’interno del progetto.

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IL VIAGGIO D’ESPERIENZA sulle Madonie OGGI

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Tornare Viaggiatori

Il progetto considera la rete viaria, non come opera infrastrutturale, ma come via di comunicazione che ha consentito nel tempo l’instaurarsi di relazioni e scambi tra gli abitanti di luoghi lontani.
Attraverso la conoscenza del percorso, quindi, si vuole recuperare la dimensione del viaggio e della relazione, che coincide con la dimensione lenta del camminare, ossia dello spostarsi a piedi, e del sostare; tutti elementi alla base della mobilità lenta e del turismo sostenibile.
L’itinerario si svolge sia lungo strade asfaltate sia lungo strade che hanno conservato le caratteristiche originarie delle trazzere, prevedendo la possibilità di interscambio di sistemi di mobilità.

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Madonie: terra di accoglienza e di struggente bellezza

Terra che è magnifica sintesi espressiva, a volte sublime, della relazione tra uomo e ambiente, tra natura e cultura, tra economia e ecologia; le Madonie e il suo incredibile paesaggio in ogni caso e sempre, espressione sistemica, segno e significato, contenuto e contenitore dell’incontro e dell’incrocio della storia naturale e della storia umana.

Cammini di culto, itinerari culturali, occasioni uniche per scoprire l’anima delle Madonie, ciò che la natura e la mano dell’uomo hanno plasmato, tessuto e costruito, giorno dopo giorno, lungo il corso di millenni, per assaporare senza fretta la montagna, per apprezzare la sua dirompente forza e bellezza, per incontrare chi da sempre abita questi luoghi e scoprirne la storia e la cultura, per chi vuole leggere qualche pagina di libro o ascoltare qualche racconto evocativo, per chi vorrà assaporare i suoi sapori densi di saperi.

Di seguito un elenco delle principali strutture di accoglienza e dei punti d’interesse che caratterizzano, in particolare, il tratto madonita della Via Francigena Palermo-Messina per le montagne.

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ELENCO STRUTTURE RICETTIVE

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VISUALIZZA ELENCO SU MAPPA

PUNTI DI INTERESSE
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Il TRATTO MADONITA della Via Francigena per le montagne

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Per chi parte da Palermo

La Via Francigena Palermo-Messina per le montagne, del cui tratto madonita l’inziativa progettuale si occupa, ha inizio simbolicamente a Palermo presso la Chiesa di Santa di Cristina la Vetere, lungo la “Strada dei pellegrini” la quale, come dimostra l’antico toponimo, è una testimonianza della cultura dei pellegrinaggi in Sicilia.

Il viaggio prosegue percorrendo il tronco palermitano dell’antica Via Valeria da Palermo a Trabia. Nei pressi di Trabia, seguendo la trazzera n° 536, arriviamo alla Riserva Naturale Orientata di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto. Continuando all’interno della Riserva Naturale Orientata di Pizzo Cane, arriviamo all’Eremo di San Felice, edificato tra il 1290 e il 1310 dall’eremita laico Frà Guglielmo Gnoffi – nato a Polizzi Generosa nel 1256 – oggi “Beato”, e dalla sua piccola confraternita di eremiti. È possibile che per costruire San Felice il Beato Guglielmo si sia avvalso della collaborazione logistica ed economica dell’allora principe Manfredi I° Chiaramonte; oggi l’Eremo di san Felice è una base Scout ove si possono effettuare campi.


L’Eremo di San Felice è considerato il PUNTO DI PARTENZA DEL TRATTO MADONITA della Via Francigena Palermo-Messina per le montagne

Successivamente giungiamo a Caccamo e a Montemaggiore Belsito. La trazzera da Termini Imerese prende un’altra numerazione, diventando la n° 284 fino a Gangi, e si inerpica verso le Madonie e i Nebrodi, attraversando i centri urbani: Sclafani Bagni, Caltavuturo, Polizzi Generosa, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Gangi.

Caltavuturo, che si estende ai piedi della Rocca di Sciara. Il toponimo ha probabilmente origini arabe e deriverebbe da Kalat Abu-Thur nome del condottiero arabo che qui, nell’882, sconfisse i bizantini. Sul un altopiano a nord del paese attuale, detto “Terravecchia”, sorse il primo sito fortificato, antecedente alla dominazione araba, di grande importanza strategica. È d’obbligo la risalita alla parte più antica dell’abitato attraverso le strette e tortuose viuzze, dove sorgeva il castello saraceno di Kalat-Abu-fhur (sec. IX), ormai allo stato di rudere. La poca consistenza dei resti e la mancanza di fonti documentarie non consentono di seguire le vicende costruttive del manufatto.

Il primo riferimento certo a Sclafani Bagni risale alla “Cronaca di Cambridge”, nella quale si cita un episodio del 938 delle lotte fra varie fazioni musulmane per il controllo della Sicilia. È bene ricordare che all’interno del centro abitato vi era un hospitalia, quello di San Nicola e la chiesa di Santa Maria dei Latini, che erano luoghi di sosta per i viandanti e pellegrini. Nei pressi del centro abitato insiste la trazzera n° 293, che conduce da Montemaggiore Belsito (Bivio Santissimo) fino al confine di Sclafani (Bivio Caramendola). Questa trazzera attraversa la Riserva Naturale Orientata Bosco di Favara e Bosco Granza.

Da Sclafani arriviamo a Polizzi Generosa. Il sito è stato frequentato sin dal sec. VI a.C. come documentano i rinvenimenti archeologici. In epoca bizantina l’attuale paese si sviluppò e ricevette il nome di Baseapolis (Città del Re); subì la dominazione araba. In epoca normanna il conte Ruggiero fece fortificare la Rocca ed il Castello; la nipote, contessa Adelasia, Signora di Polizzi, diede grande impulso al paese, che si estese notevolmente, ospitando in pacifica convivenza diverse etnie (bizantini o greci, arabi, latini, ebrei). Significativa la presenza della Commenda dei Cavalieri Templari-Teutonici.

Da Polizzi arriviamo alle Petralie, Sottana e Soprana, la cui distinzione si trova già nei documenti del sec. XIV dove compaiono gli attributi “inferior” e “superior”. Le prime tracce di frequentazione umana risalgono al IV/III millennio a.C. (periodi del neolitico e dell’eneolitico), come testimoniato dai reperti archeologici della vicina Grotta del Vecchiuzzo. In tempi assai più vicini dovette esistere un insediamento indigeno, fondato dai Sicani, che reca il nome di Petra. Successivamente, il sito fu forse interessato anche da un insediamento greco, ma si hanno notizie certe soltanto a partire dal sec. III a.C., quando Petra fu inserita tra le civitas decumanae, cioè tra le città sottoposte al tributo annuo della decima in natura.

Petralia Soprana divenne una delle principali fornitrici di grano durante l’Impero Romano compreso tra il sec. I a.C e il sec. V d.C..  Intorno al sec. IX fu conquistata dagli arabi e ribattezzata Batraliah. Nel 1062 fu conquistata dai normanni, il conte Ruggero ne fortificò il castello, le torri e i bastioni esistenti. Nel 1067 il conte fece costruire un altro castello, fuori le mura, che divenne una importante roccaforte e fu ceduta da Ruggero insieme al suo vasto territorio, al nipote Serlone. Nel 1258 passò alla contea dei Ventimiglia di Geraci e nel 1396 alla contea di Collesano. Da allora vide il susseguirsi dei Centelles dei Cardona e infine dei Moncada e degli Alvarez de Toledo, fino all’abolizione della feudalità nel 1817. Da Petralia Sottana attraverso un antico e tortuoso percorso (un tempo battuto dai pellegrini, anche a piedi scalzi) al Santuario della Madonna dell’Alto, eretto intorno alla metà del ‘400 a 1.800 metri di altitudine, in un luogo solitario e suggestivo.

Gangi, di recente, è stato nominato come il borgo più bello d’Italia. Sorge in una zona di montagna interna, posta a 1.050 metri sopra il livello del mare. I documenti ci indicano che, nel 1195, Gangi appartiene alla contea di Geraci. Come tutte le cittadine medievali, era cinta da alte mura segnate da poche porte di accesso e torri di difesa. A Francesco I di Ventimiglia, viene attribuita la definizione del Castello e la realizzazione della Torre quadrata, oggi nota come Torre dei Ventimiglia. Nel ‘500 Gangi trovava lustro in due artisti: Giuseppe Salerno (detto lo Zoppo di Gangi) e Gaspare Vazzano. Nel Settecento a Gangi si costruiscono alcuni palazzi nobiliari, fra i quali Palazzo Bongiorno, Palazzo Sgadari, sede del Museo Civico, Palazzo Mocciaro che segneranno nell’Ottocento il tessuto urbano della cittadina madonita quale espressione dell’ultima nobiltà terriera. Da Gangi, ci immettiamo sulla trazzera n °10 che giunge a Nicosia e dunque a Troina.

La tappa a Nicosia, è considerata il TERMINE DEL TRATTO MADONITA della Via Francigena Palermo-Messina per le montagne

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Chiesa di Santa Cristina La Vetere in Via dei Pellegrini a Palermo

Nel ‘500 la chiesa venne concessa alla compagnia della SS. Trinità dei pellegrini detta anche dei Rossi. Nel 1572 la compagnia fondò l’Oratorio dei Pellegrini, per la pia funzione di ospitare i pellegrini. La fabbrica normanna ha pianta quadrata; la consistenza muraria è stata identificata come probabile primo ordine di un edificio turriforme di appartenenza al vecchio arcivescovado.

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DETTAGLIO DELLE SETTE TAPPE DEL TRATTO MADONITA

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NOTA PER CHI PARTE DA PALERMO:

il punto di partenza del TRATTO MADONITA della Via Francigena Palermo-Messina per le montagne, ovvero l’Eremo di San Felice, può essere raggiunto per i camminatori che intendano iniziare il percorso da Palermo, affrontando le seguenti due tappe preliminari:

  • VFMont#1: Palermo – Bagheria (km 26,7 )
  • VFMont#2: Bagheria – Eremo S.Felice, Caccamo (km 24,35 )

per una documentazione delle quali si rimanda alla sezione VIA FRANCIGENA MONTAGNE.[/vc_column_text][vc_empty_space height=”36px”]

Tappa 1 (VFMont#3): dall’ Eremo di San Felice a Caccamo – 11,8 Km
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[vc_column_text]Traccia GIS

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[vc_column_text]Scheda della Tappa[/vc_column_text]
Tappa 2 (VFMont#4): da Caccamo a Montemaggiore Belsito – 16,7 Km
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Tappa 3 (VFMont#5): da Montemaggiore Belsito a Caltavuturo – 22,7 Km
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[vc_column_text]Scheda della Tappa[/vc_column_text]
Tappa 4 (VFMont#6): da Caltavuturo a Polizzi Generosa – 12,0 Km
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Tappa 5 (VFMont#7): da Polizzi Generosa a Petralia Soprana – 15,6 Km
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Tappa 6 (VFMont#8): da Petralia Soprana a Gangi – 12,3 Km
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Tappa 7 (VFMont#9): da Gangi a Nicosia – 22,4 Km
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PROFILO ALTIMETRICO della VF Madonie…

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…e delle 7 Tappe consigliate

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Tappa 1: Eremo di San Felice – Caccamo (11,8 Km)

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Tappa 4: Caltavuturo – Polizzi (12,0 Km)

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Tappa 7: Gangi – Nicosia (22,4 Km)

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Tappa 2: Caccamo – Montemaggiore B. (16,7 Km)

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Tappa 5: Polizzi – Petralia Soprana (15,6 Km)

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Tappa 3: Montemaggiore B. – Caltavuturo (22,7 Km)

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Tappa 6: Petralia Soprana – Gangi (12,3 Km)

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[vc_empty_space height=”36px”]MAPPA INTERATTIVA
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Phone: +39 347 3237734
Fax:
Bivio Madonnuzza - 90026 Petralia Soprana (PA)
A.S.D. Madonie Outdoor